Sentenze del TAR della Lombardia

Sentenza_GdLDiverse persone, generalmente legate ad Amministrazioni o facenti parte di qualche consiglio comunale, ha sollevato l’obiezione che queste sentenze, secondo loro, sono ingiuste ed il TAR è un ente che complica la vita alle nostre Amministrazioni.

Da parte mia, invece, dico che finalmente qualche famiglia, che ha in casa portatori di handicap, ha capito come deve comportarsi nella vita. Sino ad oggi i nostri comuni ci hanno trattato, noi genitori, come dei mendicanti. Se andavamo in comune a chiedere aiuto, per prima cosa ci dicevano che le casse del comune erano vuote. Se tu insistevi un po’, allora ti proponevano una certa cifra, se tu eri molto insistente ti aumentavano la cifra. Eravamo, e nella maggior parte dei genitori lo siamo ancora, dei mendicanti. E chi riceveva qualcosa veniva invitato a non divulgare ‘la carità’ pena il decadimento di questa offerta.
Finalmente alcuni genitori cominciano a capire che le cose non stanno così, come dichiarato dai comuni. Esistono delle leggi,e queste leggi vanno applicate e non interpretate abusivamente dal primo assessore di turno, che magari il giorno prima faceva diversi mestieri: insegnanti di asilo o massaggiatori o altro. Quando prendi una multa, magari per aver superato di 5 km la velocità consentita,su un rettilineo lunghissimo e magari di notte,se ti azzardi ad andare in comune a reclamare la loro risposta è: la legge esiste e va rispettata. Questo discorso non vale per loro. Fanno dei regolamenti comunali che violano le leggi esistenti, tant’è vero che quasi ogni ricorso al TAR, fatto dai cittadini viene accettato.
I nostri sindaci e assessori si scannano per farsi eleggere promettendo un servizio sociale adeguato ad un paese civile, come nella maggior parte dei paesi europei di cui noi facciamo parte. Quando hanno conquistato il seggio,allora le promesse non valgono più. Si pensa a costruire rotonde ogni dieci metri, a fare e ristrutturare palazzi che poi non servono a nulla e che costano moltissimo nella manutenzione, a programmare terreni che da agricoli diventino edificabili e costruire migliaia di metricubi di cemento. Il programma sociale diventa un peso. E’ da trent’anni ripetono continuamente “non ci sono soldi”. Ma qual è lo scopo di un amministratore? Io penso guardare il bene dei cittadini e rivolgere un occhio a chi ne ha più bisogno. O no? E nei momenti di crisi economica, provocata sempre da amministazioni e politici, si rivolge attenzione al più debole, tralasciando una rotonda, magari. In una famiglia con sani principi, si cerca di salvaguardare il figlio più debole rivolgendogli maggiore attenzione. Fatto questo si può andare in chiesa e fare la comunione. Mi sembra invece che questi signori vanno in prima fila in chiesa a far la comunione ma il pensiero del bene comune dura pochi secondi,finita la messa vale solo il potere e solo il potere.

Sentenza del Tar: illegittimo il regolamento del Comune di Vimodrone
Accolto il ricorso di LEDHA, Anffas Lombardia e Anffas Martesana. È illegittimo dare fondo ai risparmi delle persone con disabilità per pagare la retta della RSD. Abet (Centro antidiscriminazione Franco Bomprezzi): “Sentenza importante”.
È illegittimo dare fondo ai risparmi delle persone con disabilità per pagare la retta della Residenza sanitaria in cui risiede. Lo ha stabilito il Tar di Milano (sentenza n. 00697/2017 del 23/3/2017 ) accogliendo il ricorso presentato da LEDHA – Lega per i diritti delle persone con disabilità, Anffas Lombardia e Anffas Martesana contro il Comune di Vimodrone. Il tribunale ha sancito che il regolamento del Comune (in cui si stabilivano nuove modalità di compartecipazione alla spesa sociale) deve essere annullato in molte parti importanti.
Avevamo presentato ricorso perché, a nostro avviso, il regolamento presentava molti aspetti discriminatori nei confronti delle persone con disabilità”, spiega l’avvocato Laura Abet del Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi di LEDHA. Nel regolamento, infatti, si chiedeva di evidenziare ulteriormente l’aspetto patrimoniale, già ovviamente considerato nel calcolo dell’Isee, con l’intento di aggredire i quasi sempre esigui patrimoni della persona con disabilità, oltre quanto stabilito dalla disciplina Isee stessa (Dpcm 159/2013).
Questo comportamento, tipico di molti Comuni, costituisce una violazione dei diritti e delle norme che disciplinano l’ISEE, oltre che in netto contrasto con i principi della nostra Costituzione e la Convenzione Onu dei Diritti delle persone con Disabilità, ratificata dall’Italia con legge n. 18/2009”, sottolinea l’avvocato Abet.
A sollecitare l’azione legale, era stato il tutore di una persona con disabilità residente a Vimodrone che si era rivolto al Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi dopo aver ricevuto una lettera con cui il Comune aveva ridefinito le modalità di compartecipazione della spesa della persona con disabilità. Il meccanismo previsto era semplice: a prescindere dal valore dell’indicatore Isee il cittadino doveva “consumare” prima tutto il proprio patrimonio immobiliare “fino al valore di 5mila euro, al di sotto del quale il Comune si sarebbe riservato di valutare l’ammissibilità della richiesta e quindi di integrare la retta“.

Il giudice Amministrativo – dopo aver sospeso il regolamento – ha accolto il ricorso presentato da Anffas Martesana, Anffas Lombardia e LEDHA-evidenziando che “la norma regolamentare è illegittima nella fissazione del limite dell’indigenza, in quanto in contrasto con la legge 328/2000 e la normativa Isee”.
Ma non solo. Il Tar ha analizzato in maniera molto approfondita il regolamento del Comune di Vimodrone, cancellandone molti articoli. “Questa sentenza è molto importante per il Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi, anche perché è stato cancellato anche l’articolo che prevedeva un limite massimo di 1.700 euro mensili di contributo alla retta a carico del Comune, in quanto avrebbe posto in condizione di svantaggio tutte le persone con disabilità che si fossero trovate ad essere inserite in un servizio con un prezzo superiore al limite posto”, aggiunge l’avvocato Laura Abet.
Inoltre il regolamento è stato dichiarato illegittimo nella parte in cui il Comune vorrebbe imporre alla persona richiedente una struttura presso cui ricoverarsi, violando così la libertà di scelta dell’assistito. Infine, il Tar ha decretato che è illegittimo stabilire “che la disponibilità economica per soddisfare le c.d. esigenze vitali mensili della persona con disabilità, che quindi rimangano nella disponibilità della persona, non possano superare i 100 euro”.
Siamo soddisfatti di questa sentenza” – commenta Marco Faini, componente del comitato tecnico di Anffas Lombardia – “tuttavia avremmo preferito che il Comune avesse accolto le nostre osservazioni e avesse collaborato con noi fin dall’inizio per stendere un regolamento rispettoso dei diritti delle persone con disabilità”.
Casi analoghi a quello di Vimodrone si verificano anche in altri comuni lombardi. “Per questo è importante che le persone con disabilità, ma non solo, che incorrono in situazioni analoghe leggano attentamente quanto stabilito dai Comuni nei loro regolamenti” – aggiunge Alberto Fontana, presidente di LEDHA -. Qualora questo non bastasse, invitiamo tutti a rivolgersi alle associazioni di tutela dei diritti del proprio territorio. A partire dalle sedi LEDHA territoriali di Como, Lodi, Monza, Pavia e Varese”.

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